“L’Amore rende felici” (s. Chiara)



Senza-titoloLa sua vita
Chiara nasce ad Assisi nel 1193 da una nobile e ricca famiglia. È ancora bambina quando in città scoppia una guerra civile tra i nobili e la nascente borghesia. Chiara è costretta a rifugiarsi a Perugia, dove rimane fino alla giovinezza. Tornata ad Assisi, desiderosa ormai di vivere solo per Dio, rifiuta ogni proposta di matrimonio e si dedica volentieri alla preghiera e alle opere di carità.

Sentendo parlare di frate Francesco, già seguace di Cristo povero, vuole incontrarlo e scopre così di avere nel suo cuore la stessa vocazione.

La notte della Domenica delle Palme del 1211 fugge da casa per raggiungere Francesco e i suoi frati alla Porziuncola. Qui si dona al Signore, rinunciando alla sua famiglia, alla sua elevata condizio­ne sociale e a tutti suoi beni.

Nasce così l’Ordine delle Sorelle Povere – chiamate poi Clarisse -, che in poco tempo si diffonde in tutto il mondo.

 


Alle sorgenti di un amore

Chiara è una donna che ama, guarda, considera, contempla e desidera imitare Cristo, per questo esorta le sue Sorelle a “desiderare sopra ogni cosa lo Spirito del Signore e la sua santa operazione e pregarlo sempre con cuore puro”.

Per lei tutto si riassume in un lungo sguardo su Cristo; ha fissato su quel Volto lo sguardo, la mente e il cuore; ha scoperto nei lineamenti di Cristo “l’amore inaudito del Figlio dell’Altissimo che si è fatto piccolo, è nato povero, ha vissuto povero fra gli uomini, è morto su una croce per rivelarci il suo amore e arricchirci della sua povertà”.

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Una via di Libertà
Come il pellegrino che non porta inutili bagagli, Chiara ha sperimentato che camminare sulla via della povertà ci trasforma poco a poco e libera le mani per permetterci di accogliere e custodire i doni di Dio, libera le nostre menti per orientarle verso l’essenziale, libera i nostri cuori per aprirli agli altri, ci libera soprattutto da noi stessi e scava in noi la capacità di accoglienza per “ricevere colui che il cielo e la terra non possono contenere”. Così, libera, Chiara può consigliare ciò che vive lei stessa: «Corri con passo leggero, senza inciampare nei sassi della strada, senza neppure sollevare la polvere, va’ fiduciosa e gioiosa sulla via della felicità».

 

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Il dono della Fraternità
“Sorelle Povere”: contemplazione, povertà e fraternità sono i tre pilastri su cui Chiara fonda la sua vita e quella del suo Ordine. Così esorta le sorelle: «Siate sempre amanti di Dio, delle vostre anime e di tutte le vostre sorelle».

Essere amante della propria anima è innanzitutto riconciliazione con se stessi, è dire a Dio – come Chiara -: «Tu, Signore, sii benedetto, che mi hai creata». Essere amanti delle sorelle risuona come un’eco del testamento di Gesù: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri».

Chiara canta, così, la speranza di conoscere fin d’ora la dolcezza e la forza di un Amore che fa esistere l’altro e porta su di lui uno sguardo capace di vedere che “è cosa buona”, riflesso dello sguardo creatore di Dio nel giardino dell’Eden.

È un’eredità di Chiara lo sguardo che applaude all’esistenza dell’altro, rifiutando di rinchiuderlo nell’usura del tempo. Sguardo meravigliato per la sua presenza, sguardo che è felice ogni mattino di riscoprire i lineamenti di un volto che disegna l’icona dell’unico Volto: Gesù. Eredità che continua nelle nostre vite quando, sussurrando il nome di un fratello o di una sorella, possiamo fare nostro quel grido meravigliato: Tu, Signore, sii benedetto che lo hai creato”.

 

 

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